Interviste a Rossi

Pubblicato: aprile 5, 2011 in Energy Catalyzer RossiFocardi

(Dal blog di Daniele Passerini 22passi.blogspot.com)

Buongiorno Ing. Rossi, la ringrazio di avere accettato questa intervista. Tutti si domandano come sia riuscito a mettere a punto il suo Energy catalyzer. Qualcuno sospetta persino che lei abbia rubato l’idea, per esempio al Prof. Piantelli dell’Università di Siena, che negli anni ’90 ha collaborato con il Prof. Focardi nella ricerca sulla fusione fredda. Può spiegarci quando, perché, come e dove ha cominciato a lavorare a questo progetto?

Ho cominciato nel 1987. Il mio processo differisce con evidenza dai tentativi precedenti, come dimostrano i fatti: nessuno è riuscito a produrre una macchina funzionante. Contano i fatti, non le parole.
1987 significa due anni prima del contestatissimo esperimento di Fleischmann e Pons; in questi giorni lei ha dichiarato che è improprio definire “fusione fredda” la reazione che avviene nel suo catalizzatore e che è più corretto, al momento, definirla genericamente una reazione nucleare debole, cioè a bassa energia o LENR. Ci sta dicendo che lei ha battuto una pista diversa e parallela a quella della ricerca sulla fusione fredda?
Esatto. Infatti la mia non è fusione fredda, ma si tratta di reazioni nucleari a energia debole. Fleischmann e Pons hanno fatto una elettrolisi dell’acqua pesante con catodo in palladio e anodo in platino. Io non faccio elettrolisi, non uso né platino né palladio, e uso temperature che arrivano a fondere il Nickel.
L’idea che lei abbia costruito qualcosa che funziona, pur senza un modello teorico scientifico che spieghi perché funziona, spaventa alcuni rispetto alla sicurezza di tale apparecchiatura. Cosa ci può dire al riguardo? Immagino lei abbia un’idea di cosa succeda nel catalizzatore, anche se non è in grado di provarlo, giusto?
Sì, ho una mia precisissima idea, e ritengo di avere capito perfettamente il meccanismo, ma per spiegarlo è necessario che venga approvato il brevetto. Per ora dimostriamo che i reattori funzionano, e che non emettono radiazioni, oltre a potersi adoperare senza rischi. Il resto a tempo debito.
A proposito del brevetto, si legge su internet che la richiesta sia stata presentata a nome di sua moglie. Perché?
Mi scuso, ma non vedo cosa c’entri questo con la ricerca scientifica.
Può chiarire i ruoli distinti che lei e il Prof. Focardi avete avuto rispetto alla realizzazione dell’apparato?
Io ho inventato il metodo e l’apparato. Il Prof. Focardi ha avuto un ruolo fondamentale come consulente, in base ad un contratto ben definito. Mi ha dato un contributo importante in fase di sperimentazione, sia per quanto riguarda il metodo di ricerca, sia per i sistemi di sicurezza, grazie alla sua notevole esperienza, anche relativa alle reazioni Nickel-Idrogeno.

Quale è il ruolo dell’Università di Bologna rispetto all’apparato che sta brevettando?

Con l’Università di Bologna abbiamo fatto un contratto di ricerca che verrà esteso, per studiare le radiazioni e per ricerca e sviluppo concernente alcuni particolari.
Chiaramente una volta che il catalizzatore sarà in commercio, il segreto industriale verrà meno. Soltanto a quel punto permetterà a un laboratorio indipendente di vedere come è fatta dentro la sua macchina, oppure succederà prima?
Noi dobbiamo costruire impianti che mantengano le garanzie date in sede contrattuale. I clienti dovranno rispettare le istruzioni anche ai fini della sicurezza. Premesso questo, i clienti con i loro impianti saranno liberi di fare tutte le prove che vorranno, fermi restando gli impegni contrattuali. È evidente, comunque, che per consentirci di rinunciare al segreto industriale occorre che il brevetto, attualmente pending, venga concesso. Se il brevetto non verrà concesso, per ovvi motivi manterremo il segreto industriale.
Molti mettono in dubbio la sua stessa credibilità, per via dello scandalo Omar-Petroldragon che scoppiò negli anni ’90. Nel suo sito lei fornisce una ricostruzione della vicenda che la scagiona totalmente, ribadendo che gli esiti giudiziali della vicenda hanno confermato la sua estraneità alle gravissime accuse di inquinamento ambientale e frode che le erano state imputate. Perché allora non ha fatto causa allo Stato Italiano per ottenere un risarcimento, considerato l’immane danno economico (e di immagine) che subì?
La risposta alla sua domanda è riportata esaustivamente nel sito http://ingandrearossi.com/. Non voglio rispondere qui in breve: chi è interessato alla questione si legga attentamente quanto ho esposto nel mio sito.
Ndr. nel suo sito Rossi spiega per esempio come la tecnologia, allora unica al mondo, che aveva brevettato in tema di trasformazione dei rifiuti (poi da lui stesso portata negli USA) “riusciva a rendere appetibile alle industrie italiane l’affidare al [suo] gruppo gli scarti di produzione delle proprie attività, togliendoli così dalla disponibilità di coloro che avrebbero al [suo] posto voluto impossessarsene al fine di attuare un diverso sistema di “trattamento” dei rifiuti speciali… Se qualcuno fosse interessato a capire chi abbia potuto beneficiare di questo forzato cambiamento degli attori sulla scena, si consiglia di informarsi su chi ha acquisito il monopolio del trattamento dei rifiuti industriali in quegli anni in seguito all’abbattimento del gruppo industriale capitanato da Andrea Rossi... Chi ha successivamente giovato della chiusura degli stabilimenti Omar-Petroldragon, acquisendo il monopolio di tutta l’attività di smaltimento dei rifiuti industriali, dovrebbe essere enormemente grato a chi, con tanta abile e pronta capacità di diffondere tesi e teorie non dimostrate e non dimostrabili, ha contribuito al raggiungimento di tale risultato.”
Tra chi crede che l’Energy catalyzer funzioni, circola però il dubbio che possa finire insabbiato. Si teme che chi controlla l’attuale mercato dell’energia (combustibili fossili e uranio) sarebbe disposto a pagarle cifre astronomiche pur di tenere la sua invenzione chiusa a chiave in un cassetto.
Devono passare sul mio cadavere. Questa tecnologia è il senso della mia vita professionale, la giustificazione esistenziale della mia persona.
Un motivo di più per augurarci tutti che lei viva fino a cent’anni e oltre. Senza scivolare nel “complottismo”, pensa che la sua scoperta la mette in pericolo? Che qualcuno potrebbe progettare di farla fuori come, ormai è pressoché certo, accadde quasi cinquant’anni fa a Enrico Mattei?
Penso che cercheranno di farmi fuori più sottilmente, come hanno fatto anni fa con la vicenda Omar- Petroldragon. Ma oggi c’è internet, i giornali non hanno più, come avevano allora, il potere di annientare una persona.
Se il suo prodotto si affermerà, è chiaro che il mercato dell’energia cambierà radicalmente. Che tipo di convivenza e sinergia potrà esserci tra l’energia prodotta dai suoi catalizzatori e quella derivante dalle fonti verdi e pulite quali il solare e l’eolico?

Ci integreremo ed ognuno farà la sua parte.
Ha annunciato che presenterà presto un nuovo prototipo da 1 MW (mettendo in serie o in parallelo – non ho capito bene – unità simili a quella presentata a Bologna). Può spiegarci meglio questo prossimo step e quando prevede che ci sarà la presentazione pubblica.

Esattamente come ha detto lei: i moduli come quello verificato a Bologna vengono collegati in serie per aumentare la temperatura ed in parallelo per aumentare l’energia a temperatura costante. Spero che per settembre-ottobre 2011 lo inaugureremo.
Sul Journal of Nuclear Physics ha annunciato che è stata costituita ad Atene una società, la Defkalion Energy, che si occuperà della produzione dei catalizzatori. Può fornirci qualche altro dettaglio al riguardo?

È una NewCo europea, connessa con i maggiori operatori. Tra non molto farà una conferenza stampa per annunciarsi.

Un’ultima cosa. La dipendenza da combustibili fossili, e da risorse comunque non rinnovabili, ci ha quasi abituato all’idea che il costo dell’energia possa solo salire, ma il Nickel e l’Idrogeno utilizzati nel suo apparecchio sono elementi poco costosi e inesauribili. Significa che grazie a tecnologie come la sua il prezzo dell’energia da crescente diverrà decrescente?

Sinceramente, è questo il motivo per cui ritengo che valga la pena di lavorare.

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Complimenti Ing. Rossi, la notizia dell’invenzione dell’E-Cat ha avuto ampio risalto in Grecia dove è stata localizzata la Newco che si occuperà della sua produzione e commercializzazione, la Defkalion Green Technologies di Atene. Immagino che in tutto ciò abbia giocato a favore avere come sponsor il Prof. Christos E. Stremmenos, che è stato oppositore del regime dei colonnelli, ex Ambasciatore della Grecia a Roma, Professore di Fisica presso l’Università di Atene, praticamente un eroe nazionale greco. In Italia al contrario i mass media hanno pressoché ignorato la notizia e se ne discute soltanto nel web, spesso aspramente. Le domande che le faccio sono ispirate appunto a interrogativi, dubbi e critiche che ho raccolto su internet. Per esempio, un punto molto dibattuto è quanto l’E-Cat possa essere considerato sicuro.
I moduli da 10 kW che produciamo sono sicuri e non danno problemi: è da anni che li stiamo testando e usando, sono state fatte tutte le misure possibili delle radiazioni emesse dal reattore e tutte ne hanno sempre comprovato la massima sicurezza.  Lo dominiamo come vogliamo, lo accendiamo e lo spegniamo, lo facciamo salire e scendere di potenza, non può mai superare una certa potenza perché l’abbiamo strutturata in modo tale che comunque non possa esserci una superficie di reazione Idrogeno-Nickel superiore ai limiti di sicurezza e soprattutto non esistono radiazioni fuori dal reattore che modifichino in maniera rilevante la radiazione di fondo. È vero invece che, allo stato attuale delle conoscenze, non sappiamo cosa succederebbe se partendo dallo stesso progetto di un reattore da 10 kW ne costruissimo uno da 1000 kW facendo il cosiddetto scale-up, cioè ingrandendolo. Infatti ci guardiamo bene dal farlo. Per ottenere potenze maggiori combiniamo in serie e in parallelo, come fossero batterie, i reattori da 10 kW: collegandoli in parallelo si aumenta la quantità di energia prodotta a temperatura costante, mettendoli in serie si moltiplica la quantità di energia prodotta a temperatura crescente, perché si moltiplicano i ΔT. Combinando le due architetture, serie e parallelo, si può ottenere quel che si vuole restando rigorosamente negli stessi parametri di sicurezza.

Parliamo sempre di potenza termica, giusto?
Sì, la conversione in altre energie avrà le perdite di efficienza di qualsiasi altro sistema: nel ciclo di Carnot l’efficienza normalmente è tra il 30 e il 35% a seconda dell’efficienza del sistema, questo significa che se noi convertiamo 1 MW termico in potenza elettrica possiamo ottenere 300-350 kW elettrici ed energia termica il resto.
Quindi si potrebbe produrre entrambe le cose contemporaneamente: calore ed elettricità.
Con il ciclo di Carnot si fa così, certo, nulla si crea e nulla si distrugge: alla fine il bilancio energetico deve risultare 100. Di conseguenza se trasformo di 100 kW in 35 kW elettrici gli altri 65 restano termici, questo in teoria, poi chiaramente qualche punto percentuale si perde in dispersioni. Ricapitolando, se serve potenza termica l’E-Cat fornisce direttamente quella, basta solo uno scambiatore di calore e il gioco è fatto.  Se invece serve elettricità solo una parte dell’energia  termica può essere trasformata in elettricità, restando comunque utilizzabile anche il termico che  avanza.
Quindi un piccolo paese di 50-100 famiglie con una unità da 1 MW potrebbe essere reso energeticamente indipendente sia dal punto di vista del riscaldamento che dell’energia elettrica.
Ah sì, questo senz’altro.
Se ho capito bene,  una volta fornita al reattore la potenza necessaria all’accensione (a Bologna si è parlato di 1-2 kW), nel momento in cui la macchina è a regime potrebbe funzionare in modo autonomo, senza una presa di corrente o una batteria, visto che la potenza assorbita (dell’ordine di 0,4 kWh) è ampiamente dentro i circa 3,5 kW elettrici ottenibili.
Certamente. Rimane poi però il problema del drive [sistema di controllo] che comunque è un attimino più complesso: ogni reattore è implementato di un drive elettrico per motivi di sicurezza quindi deve essere attaccato a una linea di corrente. Proprio in virtù di questi controlli possiamo garantire che non ci sono problemi intrinseci di sicurezza nei nostri E-Cat da 10 kW, così come nelle nostre unità da 1 MW, costituite da 100 reattori da 10 kW ciascuno dei quali ha il suo sistema di controllo. Da 10 kW a 1 MW  non facciamo altro che conservare il grado di sicurezza acquisito.
Resta il fatto che ancora non esiste una spiegazione scientifica di cosa avvenga dentro la macchina. Se non sapete questo come fate ad essere sicuri di poter controllare il reattore in ogni condizione, anche quelle più imprevedibili?
Bene, prima di tutto un’idea abbastanza precisa dei motivi teorici per cui la macchina funziona ce l’abbiamo. Rimangono da precisare molte cose e ci stiamo lavorando, con la collaborazione dell’Università di Bologna. Ma vede, anche nella normalissima combustione della legna che cosa succeda esattamente in realtà non lo sa nessuno. Cioè tutte le varie e successive reazioni che avvengono tra la formulazione chimica di partenza e la formulazione chimica finale dei prodotti di combustione non si conosce con esattezza. Ciononostante si progettano camere di combustione in condizioni di sicurezza, perché sapendo qual è la situazione iniziale e quale è la situazione finale si prendono tutte le misure di sicurezza conseguenti. Quindi, per esempio, noi mettiamo degli schermaggi sovradimensionati rispetto a quelli che sarebbero sufficienti, e otteniamo un surplus di sicurezza come si usa in qualunque altro impianto.
Con questo intende dire che i raggi gamma che il Prof. Villa ha riportato non avere riscontrato durante l’esperimento del 14 gennaio erano semplicemente ben schermati e non uscivano dalla macchina?
Con l’Università di Bologna procederemo per l’appunto a un lavoro approfondito sui gamma. I gamma ci sono, per forza, perché se non ci fossero non avremmo energia. È un problema non solo di schermaggio ma anche di posizionamento dei contatori. Ci sono grossissime prudenze in questo momento da parte mia su questo punto, almeno finché il brevetto non sarà approvato. Noi al nostro interno le misurazioni dei gamma le abbiamo fatte, ma cerchiamo di evitare che altri le facciano, perché misurando i gamma si ottiene – come dire – l’impronta digitale di tutto quello che c’è dentro il reattore.
Quello che lei ha detto a Celani durante la conferenza stampa del 14 gennaio…
Eh sì, il motivo per cui a un certo punto ho chiesto gentilmente al Prof. Celani di spegnere il suo contatore è proprio che so quanto sia in gamba… finché ho visto che stava controllando se dentro ci fosse qualche trucco l’ho lasciato fare, perché in poche parole il suo scopo, con quella macchinetta che si era portato, era controllare se noi non avessimo nascosto dentro al reattore qualche sostanza radioattiva e fosse quella la vera fonte di calore. In questo caso l’emissione dei gamma sarebbe stata costante e precisa, mentre nel caso di gamma che nascono lì al momento per via di reazioni nucleari si verifica un’emissione discontinua, scoppiettante, quella che Celani ha riscontrato.
Mi perdoni se insisto – questo mi pare un punto abbastanza controverso –  ma come si concilia l’affermazione che voi avete un’idea abbastanza precisa di quello che avviene dentro la macchina col fatto che al momento il primo modello teorico formulato Focardi è stato negato proprio dall’assenza di gamma (mi riferisco al report del Prof. Villa)?
In poche parole per una misurazione dei gamma veramente ben fatta noi dovremmo creare un varco a 360° nel reattore per consentire al contatore di leggere bene tutto quello che succede lì dentro. Cosa che però implica dare la tecnologia completamente in mano a una persona preparata in grado di interpretare i dati. Per strutturare i sistemi di sicurezza anti-spionaggio di una tecnologia di questo genere non basta circondarsi di collaboratori onesti e onestissimi… io stesso andrei in crisi se qualcuno mi venisse a dire “ti diamo una cifra che ti cambierebbe la vita dall’oggi al domani a te e alle tue prossime cinque generazioni, in cambio devi solo dirci…”. Un’offerta di questo genere metterebbe seriamente alla prova anche l’onestà di un Santo.
Mi permetta di chiederle allora come reagirebbe lei se le facessero la stessa offerta per non produrre mai l’E-Cat!
Oh, uno deve trovarsi dentro certe situazioni per sapere veramente come si comporterebbe… però posso dirle che questo progetto è la mia vita e per me non ha prezzo.
Torniamo ai motivi della sua prudenza, stiamo parlando degli altri elementi segreti oltre al Nichel e l’Idrogeno che partecipano alla reazione? È questo che verrebbe fuori da un’analisi approfondita dello spettro dei gamma, giusto?
Chiaro, proprio questo… la composizione della polvere che si trova dentro la macchina è l’essenza della reazione, perché usando solo Idrogeno e Nickel non viene fuori niente. Quindi che compromesso abbiamo trovato? Ho fatto mettere al Prof. Villa i contatori in una posizione e secondo un’angolazione che secondo me poteva essere tutelante, far vedere qualcosa ma non troppo, però mi sono tutelato talmente che alla fine i contatori non hanno preso niente, questo è il problema

Può dirci a che punto dell’iter siete in questa procedura di brevetto? Siete in dirittura di arrivo sì o no?

Ritengo di sì, anche se naturalmente la certezza l’avrò solo quando i nostri avvocati (lo Studio Cicogna di Milano) ci comunicheranno il lieto fine. Ho sentito l’Avv. Cicogna una settimana, fa per avere chiarimenti, dopo che il chimico nucleare Camillo Franchini aveva diffuso la notizia che il nostro brevetto era stato respinto in malo modo. L’avvocato mi ha risposto che avrebbe dovuto essere stato avvertito per primo se questo fosse realmente successo, ha comunque controllato e dopo mezz’ora mi ha telefonato rassicurandomi che quei rumors erano solo fesserie! Evidentemente Camillo Franchini si riferiva alle contestazioni relative alla prima fase di dibattimento in sede di Ufficio Brevetti.
Quando uno produce una macchina come questa e deve metterla sul mercato, al di là del discorso del brevetto, di quali autorizzazioni c’è bisogno? Potrebbero sorgere problemi per il fatto che manchi ancora il modello teorico?
Dunque, il nostro cliente greco ha già ottenuto le autorizzazioni per la macchina che verrà prodotta. Ai fini della sicurezza noi dobbiamo dare la prova scientifica del fatto che l’impianto non dia luogo ad emissioni di radiazioni e lavori in condizioni controllate di pressione in modo da mantenersi entro determinate energie. Nel momento in cui dimostriamo che riusciamo a controllare perfettamente le pressioni e le temperature del processo, non abbiamo più problemi. Perché torniamo all’esempio della combustione, come dicevamo prima: nessuno sa esattamente cosa avvenga. Ma non solo, le dirò di più, come funzionino gli atomi in realtà nessuno lo sa, se lei prende uno dei più aggiornati testi sui modelli atomici, il Marhoon, non c’è un capitolo dove non si legga “potrebbe essere così, ma potrebbe anche non essere così”. Se la mancanza di un modello teorico fosse un motivo per non autorizzare l’E-Cat allora a questo punto non dovrebbero essere autorizzate nemmeno tante macchine usate in medicina nucleare. Pensi ad esempio a una PET (Positron Emission Tomography), teoricamente è una macchina pericolosissima. Come funzionino esattamente le reazioni nucleari che danno luogo al funzionamento di queste macchine non si sa per il semplicissimo fatto che nessuno sa come funzioni il nucleo di un atomo. Hanno realizzato al CERN quell’immenso anello proprio per cercare di cominciare a capire veramente come sono fatti gli atomi, perché non lo sanno. Ma la PET si usa lo stesso, perché a prescindere dall’aspetto teorico –  tutt’altro che chiarito – in pratica si conosce la radiazione che esce durante una tomografia e la sua pericolosità è sotto controllo. La stessa cosa facciamo noi: la radiazione che esce dai nostri reattori è perfettamente controllata, abbiamo fatto migliaia di misure, le abbiamo fatte con gli stessi esperti che fanno i controlli sulle macchine di medicina nucleare.
Immagino che il giorno in cui i fisici e i chimici nucleari troveranno un modello scientifico per spiegare quello che avviene dentro la macchina a quel punto potrà essere implementata e sviluppata. Siamo appena all’inizio di una nuova tecnologia, come i primi motori a scoppio di oltre un secolo fa confrontati con quelli di oggi.
Assolutamente sì. L’esempio è giusto: nel 1905 ipotizzare di fare un motore a scoppio che tirasse fuori potenze di centinaia di cavalli sarebbe stata pura utopia, avrebbero detto “tu sei matto, questa roba qua è una bomba”. Diciamo che noi oggi abbiamo dimensionato la macchina per essere sicura in proporzione alle conoscenze che abbiamo. Un secolo fa la chimica della combustione del petrolio all’interno dei cilindri era in buona parte ignota, però i motori giravano ed erano sicuri, perché a quelle potenze di pochi cavalli vapore non c’erano problemi.
Cambiamo discorso, che alla fine abbiate scelto di produrre all’estero invece che in Italia non mi stupisce…
No, in Italia non intendo più fare niente, a parte la ricerca. Lei oggi mi trova in Italia perché sto lavorando con l’Università di Bologna altrimenti sarei negli Stati Uniti.
Proprio questo volevo chiederle. Perché proprio in Grecia e non negli Stati Uniti dove si trovano le sue attività principali?
Negli Stati Uniti noi abbiamo una fabbrica di reattori. In Grecia c’è questa Newco che è partecipata da grosse compagne europee che lavorano nel settore dell’energia, si sono proposte e abbiamo fatto un contratto…
Un momento, questo mi era sfuggito. Mi sta dicendo che ci sarà una fabbrica in Grecia e un’altra anche negli Stati Uniti?
Sì le è sfuggito, negli Stati Uniti una fabbrica c’è già. I reattori che sono stati prodotti adesso e anche la prima unità da 1 MW li stiamo costruendo nello stabilimento che abbiamo negli Stati Uniti.
Quindi l’unità da 1 MW che sarà presentata ad ottobre verrà costruita negli USA e portata in Grecia.
Esattamente. In Grecia ora si sta preparando lo stabilimento che produrrà per il mercato europeo, suppongo, anche se poi dipenderà da quello che deciderà il consiglio d’amministrazione della Defkalion Green Technologies.
A questo punto ci può dire chi sono gli investitori europei e statunitensi?
Mi dispiace, vogliono per il momento mantenere l’anonimato entrambi. Non lavoro per soddisfare la curiosità della gente, lavoro per produrre macchine che funzionano e rispetto la volontà di chi ci mette i capitali. Posso solo aggiungere che loro chiaramente conoscono benissimo tutti i segreti industriali della macchina, proprio per questo hanno deciso di investire in essa.

Conferma che i primi clienti saranno a loro volta industrie e non privati?

Assolutamente sì, anche perché torniamo al discorso della sicurezza, un conto è ottenere le autorizzazioni per utilizzare questi impianti in una situazione industriale, dove ci sono strutture e attrezzature adeguate e addetti specializzati. Un conto è un elettrodomestico che viene comprato in un qualsiasi grande magazzino e messo in un qualsiasi appartamento. È evidente che sia lo sviluppo tecnologico sia le autorizzazioni e certificazioni necessarie per produrre l’elettrodomestico implicheranno molto più tempo per essere concluse e implementate. Più si va nel grande è più si ha a che fare con una struttura industriale con addetti addestrati a fare la manutenzione e controllo. È quando si va a casa della signora Maria che il discorso diventa più difficile da un punto di vista autorizzativo, perché li non c’è un addetto o un esperto. Dentro l’E-Cat avvengono pur sempre delle reazioni nucleari, anche se non viene utilizzato né prodotto materiale radioattivo, o meglio, si producono isotopi con un tempo di decadimento brevissimo, una emi-vita nell’ordine dei minuti.
Insomma il limite per ora per ora è nel piccolo, non nel grande. Ma questo significa che come si mettono insieme elementi da 10 kW per ricavare unità da 1 MW, allo stesso tempo si potrebbero mettere insieme unità da 1 MW per ricavare potenze maggiori? Per fare una centrale da centinaia di 100 megawatt per esempio?
Certamente. L’unità da 1 MW sono 100 unità da 10 kW. A quel punto di unità da 1 MW ne possiamo mettere insieme quante vogliamo.
È fantascienza immaginare che tra 50 anni ci sarà la caldaietta domestica a fusione fredda in ogni appartamento?
Anche meno, potrebbero bastare una decina di anni. Fermo restando il discorso autorizzativo  molto più complesso che dicevamo prima, che invece è già stato superato per gli impianti industriali in costruzione.
Sì però c’è una via di mezzo molto interessante a mio avviso: il teleriscaldamento. Già oggi esistono interi quartieri collegati a una unica centrale termica. Le infrastrutture sono già belle pronte, basterebbe sostituire la centrale a metano con una a fusione fredda.
Senz’altro, questo è fattibile sin da ora, perché siamo comunque nel campo dell’applicazione industriale, anche se l’uso finale è domestico, non si va a mettere un reattorino dentro un appartamento come fosse un televisore o un forno a micro-onde, nelle case corrono solo i tubi dell’acqua calda prodotta da una centrale con tutti gli standard di sicurezza che servono. Ed è proprio quello che si farà in Grecia, dove sono più interessati al termico che all’elettrico.
Ci conferma i costi che ha dichiarato alla conferenza stampa di Bologna, cioè 2000€ al kW per l’acquisto degli impianti e 1 centesimo a kWh?
No, queste cifre sono in dollari e centesimi di dollaro, se parliamo di euro i prezzi si abbassano, in funzione del cambio attuale naturalmente. Ricordo che attualmente un kWh ottenuto da fonti energetiche tradizionali viene sui 13-14 centesimi.

Una bella differenza, non c’è che dire. Ok, possiamo concludere qui. La ringrazio per questa seconda intervista concessa in esclusiva al blog Ventidue passi d’amore e dintorni.

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1) Mats Johnson. Quando e come il funzionamento della macchina sarà reso di dominio pubblico perun esame scientifico? 

Consegneremo il nostro impianto da 1 MW entro ottobre. Il cliente pagherà se i patti saranno stati rispettati. Inoltre, continueremo il test dei moduli con l’Università di Bologna, come ricerca e sviluppo. Ma a questo punto l’esame verrà fatto dai Clienti.

2) Carl-Axel. È possibile eseguire una dimostrazione al KTH [ndr. il Royal Institute of Technologies svedese]? 

Ci stiamo pensando.

3) Göran Ericsson. Accetterebbe di sottoporre il Suo reattore a un controllo realmente indipendente – per esempio presentando una unità sigillata (per proteggere la Sua invenzione per quel che riguarda l’interno) salvo le connessioni per ingresso e uscita di acqua e idrogeno – a un team di fisici e ingegneriper misurare liberamente tutti  parametri fisici in gioco per un lungo periodo di tempo?
Lo stiamo già facendo con l’Università di Bologna.
4) Anonimo. Chi è il Prof. George Kelly (Università del New Hampshire, USA) che è sulla vostra board of advisors? (l’università sembra non conoscerlo). 

Non lo conosco bene. L’ho incontrato dieci anni fa quando ho fatto un test con un apparato a effetto Seebeck alla UNH. Chiunque può entrare nel board of advisors del Journal Of Nuclear Physics, basta che sia disposto a fare gratis (il Journal non paga nessuno, si basa solo su lavoro volontario e gratuito) una peer review. Ognuno è libero di entrare e uscire quando vuole. È necessario essere un docente universitario in materie scientifiche. Il prof. Kelly è specializzato in Ingegneria Ambientale, se ricordo bene.

5) Peter Ekström. Nella fusione protone + Ni-58 si crea parecchia radiazione dal Cu-59. Infatti il Cu-59 decade con una emivita di 82 secondi (decadimento beta+). Nell’articolo di Focardi e Rossi si afferma che: “Nessuna radioattività è stata trovata nemmeno nel nichel che resta inutilizzato nel processo”. Considerando la l’altissima instabilità del Cu-59 che si produce, è sorprendente che non rilevate radiazioni. Anche dieci emivite dopo la fine di una reazione la radiazione dovrebbeessere dell’ordine di 1013 Bq, che non solo sarebbe facilmente misurabile (con un rilevatore abbastanza distante dalla sorgente) ma anche mortale per tutti i presenti in sala! (Come lo spiega?) 

Nessuna radioattività è stata trovata nei metalli residui, è vero, ma il giorno dopo lo spegnimento della macchina. In ogni caso Lei ha ragione, se dal Ni-58 si formasse Cu-59 dovremmo avere le coppie di 511 keV a 180 ° e invece non le abbiamo mai trovate, mentre abbiamo trovato keV da 100 a 300 keV. Penso che non venga prodotto Cu-59, ma soltanto Cu stabile – suppongo –  dalla trasmutazione degli isotopi Ni-62 e Ni-64. Lo desumo da ciò che troviamo dopo le reazioni. La Sua osservazione è corretta.

6) Paul Hangard. Il Suo esperimento ha a che fare con la Teoria Widom-Larsen? (Secondo questa teoria il processo nucleare in gioco non è né di fusione né di fissione, bensì di sintesi nucleare. I protoniisotopo di idrogeno vengono trasformati in neutroni tramite la forza nucleare debole. Questineutroni vengono catturati da un nucleo atomico attraverso la forza nucleare forte poiché non vi ènessuna barriera di Coulomb). 

No, ho una teoria completamente diversa: sta prendendo forma dall’esperienza empirica che sto portando avanti ogni giorno con gli E-Cat. La metterò nero su bianco non appena ne sarò sicuro, ho ancora bisogno di fare altri esperimenti.

Di fatto, la teoria che Lei ha menzionato non ha mai generato una macchina che funzioni.
7) Hangard Paolo. Credo che Lei utilizzi in nichel in forma nanometrica, giusto? Qual è il diametrodelle particelle di nichel? 

Le polveri di nichel sono comprese nella fascia tra i limiti che Lei ha menzionato e i micron.

8) Per. Ha studiato altre possibili reazioni oltre a Ni-H?

Sì, abbiamo provato molte combinazioni, ma Ni-H è la miglior soluzione.

9) Dante&Carl. Sarebbe possibile utilizzare l’E-Cat come principale fonte di energia per una città abitata da 150.000 persone?

Fatemi cominciare con l’impianto da 1 MW di Atene, poi andremo avanti. Lasciatemi prima  studiare e superare tutti i problemi di messa a punto che avremo con questo primo impianto.


10) Arvid Kongstad. Come si comporta questa tecnologia in scala? Sono fattibili centrali che forniscono energia a intere città nel prossimo futuro? 

Il primo mattone sarà l’impianto che inaugureremo a ottobre ad Atene, poi, mattone dopo mattone, ci occuperemo dello sviluppo.

11) Sven. Come si regola il calore che viene prodotto?

La potenza dell’E-Cat si regola modulando i parametri d’inserimento dell’idrogeno.

12) Ola. La macchina sarà costruita per essere ​​auto sufficiente? Mi spiego, sarà possibile usare l’elettricità che genera per soddisfare le sue stesse esigenze di alimentazione elettrica? Sarebbe moltoutile nelle zone senza linee elettriche.

No, perché in caso di emergenza serve l’alimentazione esterna. Può essere accoppiato con un generatore diesel nei contesti fuori mano a cui ha fatto riferimento.

13) Göran Ericsson. Qual è il rapporto tra Lei e Giuseppe Levi? Da quanto tempo il dottor Levi stalavorando con Lei su queste questioni? Il dottor Levi è stato inserito come “adviser” sulla Sua home page ( Journal of Nuclear Physics ) fino alla fine di gennaio 2011 poi è stato rimosso. Perché il dottorLevi è stato rimosso come “adviser”? 

Ho avuto modo di conoscere il Prof. Giuseppe Levi a novembre 2010, quando abbiamo organizzato il test di Bologna. L’ho inserito a quel punto nel “Board of Advisers” del Journal of Nuclear Physics per chiedergli di fare qualche peer review di articoli che dovevamo decidere se pubblicare, ma in seguito ha detto che non aveva tempo, così non ha mai fatto da “adviser” e il suo nome dopo pochi giorni è stato tolto. A proposito: gli “adviser” lavorano solo su base volontaria, nessun pagamento è effettuato a nessun titolo, il Journal of Nuclear Physics pubblica gratuitamente tutti gli articoli sottoposti a peer-review, nessun compenso viene pagato agli autori, nessun compenso è pagato al Journal, nessuna pubblicità è pubblicata sulla rivista, nessun contributo di alcun genere è dato alla rivista. Noi tutti diamo il nostro lavoro al Journal gratuitamente, e tutte le spese vive (in verità molto modeste) sono pagate da me.

14) Peter Linder. Ok, per un dilettante è pericoloso provare costruirsi un E-Cat. Ma è alla portata di un dilettante avanzato? È possibile procurarsi i materiali? 

A un dilettante consiglio di non provarci. È molto pericoloso. Non mi chieda ancora se è possibile: è mio dovere professionale dirLe di non tentare di replicare questo esperimento, perché è molto pericoloso se non si è esperti professionisti del settore.

15) Ben. Qual è il fattore limite per addivenire a una produzione su larga scala? (Materie prime,  certificazione, problemi di sicurezza, capitale o qualcos’altro)?

Capitale: non voglio denaro da nessuno finché gli impianti non hanno iniziato a dimostrare di mantenere le promesse. Voglio tutti i rischi su di me. Questo naturalmente rende meno facile partire, ma non voglio mettere a rischio denaro altrui.

16) Ozcar. A che punto è ora il suo brevetto? Lei ha scritto che è stato approvato ed è in attesa diregistrazione. È così? 

No, non è così. Il mio brevetto è ancora nella condizione di “Patent Pending”. Non ho mai scritto quello che dice, ho sempre detto che i miei legali ci stanno lavorando sodo, e ho ripetuto che il mio brevetto non è ancora stato concesso per centinaia di volte. Purtroppo, questa questione non dipende da me, devo essere paziente.

17) Anonimo. Caro Rossi, sappiamo che c’è un brevetto “segreto” sui catalizzatori. Qual è la data dideposito di quest’altro brevetto? 

È un’informazione riservata. È ancora nella fase di pre-pubblicazione, perciò ho ordine dal mio legale di non dare nessuna informazione.

18) Dr Fast. Quando si considera il Suo dispositivo come parte di un ciclo di Rankine, quali temperature sono raggiungibili?

Fino a 500-550 ° C

19) Bertil Karlsson. La reazione è pulsante o continua.
Sostanzialmente continua.
20) Johnny. Caro Sig. Rossi, perché ha scelto di uscire in pubblico ora, mentre prevede di presentare un impianto da 1 MW entro pochi mesi?
Ottima domanda, avrei preferito non uscire in pubblico prima dell’operazione 1 MW. Ma il mio amico Focardi non stava più nella pelle, così l’ho accontentato. L’amicizia ha un prezzo.
21) Nick. Come dovrebbe essere smaltito un E-Cat consumato? Qual è il tempo di vita previsto di un E-Cat? 

L’E-Cat, dopo 15, 20 anni di vita prevista è solo un pezzo di acciaio, piombo, ceramica, boro, con dentro della polvere di nichel residua. Tutti riciclabile. Non restano scorie radioattive, naturalmente.

22) Akre. Ci sono dei metalli preziosi nell’E-Cat?

No.

23) Jonas L. La vostra società fornirà la polvere di nichel che serve o ci saranno molti altri fornitori?

Saremo fornitore unico, poiché il Ni deve essere trattata in modo proprietario.

24) Karl Ådahl. Possedere un generatore della vostra società e alimentarlo e vendere l’energia che produce è – come si può immaginare – uno dei tanti modelli di business possibili per l’utilizzo dell’E-Cat. Oppure, considerando un’applicazione di massa su piccola scala, fornire a un’abitazione riscaldamento/raffreddamento e tutta l’energia elettrica che può essere necessaria e persino la ricarica per le batterie di auto elettriche. Immagino che il vostro modello di business potrebbe essere alquanto complesso e limitare la velocità di sviluppo della Sua invenzione. Avete in mente altri modelli di business per questo tipo di applicazioni? Per esempio dare in licenza la tecnologia? 

Sì.

25) Gunnar Bertilsson. Hai tutelato l’invenzione, per esempio, se qualcuno volesse distruggerla? 

Sì.

26) Anonimo. Perché questa reazione non è stata osservata nelle batterie Nickel-Idrogeno?

Perché nelle batterie non si ha il Nichel appropriato, la quantità appropriata, la temperatura e la pressione dell’idrogeno e per molti altri fattori.

27) Thomas Vilhar. Egregio Signore, vengono emesse radiazioni alfa?

Sì.

28) Mats Johnson. Una volta fatto il pieno, quanto nichel resta della carica dopo 6 mesi? Quanto rame?

Il 90% è riciclabile come combustibile, quello che resta ritorna al fornitore sotto forma di avanzi di nichel.

29) L. Eliasson. Una carica usata può essere raffinata e riutilizzata? 

Sì, al 90%

30) Krister. Il sistema è sicuro? Per esempio una sorgente elettromagnetica esterna potrebbe disturbareil processo, arrestarlo, o peggio ancora, farlo impazzire?

Effetti elettromagnetici esterni non hanno l’energia necessaria ha penetrare lo schermaggio (piombo più boro, più l’acqua di raffreddamento).

31) Anders Åberg
. Avete notato qualche fenomeno di auto-mantenimento della reazione, come peresempio la riduzione del tempo di reazione al crescere della temperatura?

Sì, abbiamo notato questo effetto più di una volta.

32) GC. Lei non sembra rendersi molto conto dell’urgenza a livello mondiale. Il problema peggiore del mondo non sono proprio bambini malati di cancro! Non legge mai i giornali? Ci stiamo avvicinando a una grave crisi energetica e a un crollo dell’economia globale! Sta succedendo proprio ora! 

Lavoro 16 ore al giorno, più di questo non posso fare. Sono un essere umano. E i bambini con il cancro sono comunque una priorità, rispetto al serbatoio della Sua auto da riempire. A meno che non si vada col cavallo. Finanziare le cure ai bambini non è un freno allo sviluppo di questo lavoro, è uno stimolo. Funziona così per me come, sono sicuro, con tutte le persone di buon senso.

33) Mats Carlsson. Ciao, quanti chilogrammi di piombo sono utilizzati all’interno di un Energy Catalyzer per la protezione dai gamma? 

Circa 50 kg.

34) Per Kylemark. Questa dovrebbe essere la più grande notizia di sempre! Sa spiegarsi perché la copertura mediatica sulla stampa internazionale è stata così scarsa?

Perché questa tecnologia è promettente, ma non ancora diffusa. Dobbiamo costruire impianti e farli funzionare. Questa è l’unica cosa che conta. Tutto il resto verrà di conseguenza.

35) Karl-Henrik Malmqvist. Quando Edison inventò la lampadina commerciale ha testato più di 6000 specie vegetali per scegliere il materiale più adatto al filamento. Quante miscele/versioni dei materiali catalitizzatori avete provato fino ad arrivare a quella attualmente usata?

Decine di migliaia di combinazioni.

36) Karl-Henrik Malmqvist. Nel reattore potrebbe esserci un flusso di elettroni. È possibile prendere direttamente in considerazione quel flusso per generare elettricità, o il numero di elettroni in movimento è troppo piccolo?

È troppo piccolo, non vale la pena di prenderlo in considerazione

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