Intervista a Levi e Rossi a Moebius su radio24

Pubblicato: aprile 13, 2011 in Energy Catalyzer RossiFocardi

Intervista a Giuseppe Levi,
ricercatore dell’Università di Bologna

Audio intervista a Levi

Trascrizione

D: Qui abbiamo questo tubo dentro il quale succede qualcosa che, insomma, sembra abbastanza interessante. Però per spiegare bene come stanno le cose nella ricerca scientifica e nel rapporto fra la teoria e la pratica, cioè la teoria che descrive un fenomeno che appare in natura, cioè c’è dietro tutta una procedura di brevettazione, quindi è ovvio, è chiaro, c’è una segretezza. Però se lei aprisse quel tubo, non è vero – mi dica se sbagliamo – non è vero che allora voi tutti direste “ah be’, finalmente abbiamo capito perfettamente come stanno le cose!
Perché? Perché potrebbero benissimo esserci qualcosa che vi dà più elementi, ma la teoria non c’è, il fenomeno potrebbe restare altrettanto misterioso quanto è adesso.
Rossi: Ma – vede – in scienza le cose proprio interessanti da andare a studiare sono quelle ignote, quelle che non sono ovvie. E questo è una di quelle. Adesso la prima cosa da fare sarà acquisire dati sperimentali. Però le devo dire sinceramente, da buon sperimentatore (io spero di essere buono) ma insomma da sperimentale… in questo momento, per non essere influenzato, non sto guardando le teorie. La mia preoccupazione principale in questo momento è di stendere un buon programma sperimentale e di acquisire dati sperimentali in modo corretto, dopodiché questi dati sperimentali saranno la cornice dentro cui le teorie potranno svilupparsi.

D: Lei e i suoi colleghi vi siete chiesti se sareste stati in grado di replicare un oggetto come quello che avevate davanti?
Rossi: Sì, allora… all’inizio abbiamo addirittura pensato “se dovessimo organizzare – facciamo per dire – un imbroglio, una bella truffa, come fare?” e la risposta è stata che non saremmo stati capaci di farlo.
Ovviamente idee ce ne sono, ma le dirò, in questo momento, anche per proteggere Rossi, per il rispetto che ho verso Rossi, io per ora non intendo replicarlo, intendo lavorare con lui e continuare a studiare questo oggetto.

D: Senta, per curiosità, le possiamo chiedere una delle ipotesi che avete fatto?
Rossi: Ma insomma… allora abbiamo… uno può cominciare a ipotizzare batterie, può cominciare a ipotizzare reazioni chimiche, no? Se uno volesse organizzare – tra virgolette – un imbroglio: una di queste reazioni era la produzione di idruro di nickel, be’ lei ha visto dal report degli svedesi. che l’energia che sarebbe stata prodotta era risibile in confronto a quella
che effettivamente è stata osservata. Quindi di ipotesi ne abbiamo fatte diverse, ne abbiamo esplorate diverse, escludendole però alla fine tutte per la macroscopicità del fenomeno. Noi non ci troviamo di fronte a pochi watt con un oggetto di un grande volume e un grande peso… certo è lì la differenza! Ci troviamo di fronte a dei kilowatt.

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Intervista ad Andrea Rossi
che è l’inventore del tutto

Trascrizione


D: Levi poco fa ci diceva questo, su una nostra domanda,
cioè: se noi apriamo lo “scatolotto” – che ovviamente non si può fare adesso perché è protetto da una brevettazione in corso…
Rossi: Esatto.

D: …non è che ci appare la teoria, ci appare qualcosa e adesso magari lei forse ci potrà dire, qualcosa di più, ma comunque non avremmo immediatamente chiaro come avviene il processo in corso. La spiegazione del fenomeno: non è che basta aprire probabilmente questo tubo e capiamo il tutto… Questo però vale anche per lei, no Rossi? Non è che lei ha una teoria.
Rossi: No, questo non è esattamente così. Allora, io sono partito dall’idea che si potesse arrivare a un risultato valido sulla base di una teoria che, prima degli esperimenti, era giusto una teoria. Il punto di partenza, il punto di applicazione della ricerca, è stato ovviamente il lavoro che era stato presentato nel ’89 da Fleischmann e Pons. Io avevo provato a
ripetere quell’esperimento, non c’ero riuscito, lì è scattata… diciamo che è scattata la pulsione di andare avanti per cercare di trovare il sistema di fare, di ottenere delle reazioni nucleari a temperature basse. Il punto a cui siamo arrivati adesso è che personalmente ho delle idee abbastanza
chiare su quella che è la teoria che sta alla base delle reazioni che stiamo ottenendo. Questa teoria verrà presentata assieme all’impianto da 1 megawatt, questo avverrà in Grecia e, con l’occasione della presentazione dell’impianto, daremo anche… pubblicheremo anche la teoria che sta alla
base di questo.

D: Be’ questa cosa che lei ci dice, Rossi, è abbastanza importante perché invece prima con Levi si ragionava sul fatto che molte altre volte nella scienza, anche grandissime scoperte sono partite da fenomeni che si vedevano dare grandi risultati, ma la teoria non c’era. Quindi non sarebbe sorprendente l’assenza di una teoria… mentre invece lei ce l’ha. Allora perché appunto non farla vedere subito? È molto connessa la teoria con la realizzazione industriale?
Rossi: È chiaro che noi adesso… da una parte nel brevetto – come lei sa – in base alla legge sui brevetti bisogna dare sufficienti informazioni perché un esperto del settore sia in grado di riprodurre l’effetto. E questo noi l’abbiamo fatto. Però è ovvio che c’è un gap tra quella che può essere la riproduzione dell’effetto con quella che è una macchina che funziona su
scala industriale. Lì subentrano informazioni che parzialmente sono anche contenute nella teoria…

D: Mi sembra di poter concludere allora, Rossi, che voi avete una teoria abbastanza avanzata che però probabilmente ha bisogno di essere aggiustata ancora. Però è una teoria che spiega sufficientemente bene quello che c’è dentro il cilindro, una cosa così…
Rossi: Sì, la sua sintesi è corretta.

Fonte: http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Fusione_fredda_bologna.shtml

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