Nuova intervista a rossi

Pubblicato: luglio 14, 2011 in Energy Catalyzer RossiFocardi

05/07/11, Andrea Rossi in Svezia – fonte http://ecatreport.com/
Qualche giorno fa, l’11 (qui) e 12 luglio (qui) il blogger – credo svedese – di ecatreport.com ha pubblicato in due parti una intervista ad Andrea Rossi che si pone come buon riepilogo di tante questioni aperte sull’E-Cat. Grazie ad Alex Passi(che collabora con 22passi.blogspot.com) che ne ha tradotto il testo.
***

EcatReport ha incontrato il Dott. Rossi a Stoccolma il 5 luglio, nel corso del viaggio d’affari all’Università di Uppsala, dove il giorno stesso si erano già svolti colloqui sull’E-Cat con Sven Kullander e Hanno Essén. Rossi ci ha cortesemente concesso una breve intervista sulla sua incredibile scoperta; molti aneddoti sono inediti.

A proposito di come sia iniziata la collaborazione tra Rossi e il professor Focardi

Affascinato e incoraggiato dal fenomeno esotermico, Rossi aveva incominciato a occuparsi del processo di “fusione fredda” nichel-idrogeno già negli anni novanta, ma il passo avanti fondamentale arrivò solo nel 2007, nel suo laboratorio, con la produzione di enormi quantità di calore. Non si trattava di puro caso o semplice fortuna, bensì il risultato diretto di un lungo processo di tentativi empirici in cui erano state testate moltissime configurazioni di E-Cat. E alla fine, si arrivò a una configurazione stabile e riproducibile.

Fu allora, nel 2007, che Andrea Rossi comprese di aver raggiunto il punto di non ritorno. Comprese immediatamente il bisogno di una verifica da parte di esperti esterni. Soprattutto per precauzione, perché a quei livelli di energia, sia la radiazione gamma sia i neutroni avrebbero potuto essere fatali. Aveva bisogno di una conferma esterna, e di essere rassicurato sul fatto che la quantità di radiazione fosse abbastanza bassa da non essere dannosa.

Rossi sapeva di essere sulla breccia di qualcosa di importante, tanto possente da essere in grado di cambiare il mondo per sempre. Non poteva permettersi errori.

Fu così che, nel luglio del 2007, Rossi contattò uno dei fisici più rispettati nel campo del nichel-idrogeno, il professore emerito Sergio Focardi dell’Università di Bologna. Il professor Focardi, che aveva fatto ricerche sul fenomeno nichel-idrogeno fin dai primi anni novanta, fu molto interessato. Uno degli altri motivi che avevano indotto Rossi a contattare il professor Focardi fu il fatto di ritenere di essere arrivato al punto di dover mettere da parte ogni altro progetto in favore dell’E-Cat. Un invenzione di tale ordine di grandezza avrebbe richiesto tutta la sua attenzione.

La sfida del “Premio E-Cat”

Con un sorriso, Andrea Rossi racconta un aneddoto divertente dal suo primo incontro con Focardi. Per Rossi si trattava di “o la va o la spacca”; ma prima di rischiare il tutto per tutto, doveva essere sicuro al 100% della possibilità [dell’apparato]. Mise Focardi davanti a una sfida: “Le darò un premio” (non ci ha riferito quanto) “se riuscirà a dimostrarmi che ho commesso un errore e che non funziona”.

Sergio Focardi accettò subito la sfida e per vari giorni esaminò molto attentamente l’E-Cat in un ambiente controllato.

Fece ritorno pochi giorni dopo, deluso ma con un gran sorriso; disse a Rossi che gli dispiaceva (non vincere il premio) e che era del parere che l’E-Cat funzionasse davvero come si era detto. Da allora, Andrea Rossi mise da parte ogni altro progetto, assunse Focardi come consulente e incominciò a collaborare al continuo sviluppo dell’E-Cat.

Grazie all’esperienza di Focardi in questo campo, il continuo sviluppo dell’E-Cat sarebbe stato al sicuro da livelli pericolosi di radiazione, [necessità] in parte dettata da motivi di sicurezza del prodotto, ma in primo luogo da motivi di sicurezza personale – come dice Andrea Rossi stesso: “non ho manie suicide”.

Andrea Rossi sulla ricerca della giusta polvere di nichel

Fin dal principio, Rossi aveva preso in considerazione il combustibile in polvere perché voleva aumentare l’area di superficie del nichel in modo che vi fosse un maggior numero di punti per unità di volume in cui potesse penetrare l’idrogeno gassoso.

Rossi sottolinea che, benché si possa di primo acchito pensare “più fine è, meglio è” – perché quanto più la polvere è fine, tanto più aumenta l’area di superficie in rapporto al volume – in realtà non è così. Di fatto, perché si arrivi a livelli utili di reazione con l’idrogeno, occorre trattare la polvere in modo che sviluppi dei tubercoli [noduli?] amplificati in superficie.

I tubercoli sono essenziali per consentire al livello della reazione di crescere abbastanza da far sì che l’uscita totale di potenza impiegata per volume o per massa raggiunga ordini di grandezza di kW/kg. – un tale livello di densità di potenza è necessario per qualsiasi utilizzo pratico del processo.

Rossi ci ha raccontato che per sei mesi di fila aveva lavorato durante tutte le sue ore di veglia, per provare dozzine di combinazioni alla ricerca della dimensione ottimale della polvere per il Catalizzatore di Energia, o E-Cat. Inoltre, quantunque abbia sottolineato che non si può rivelare la dimensione ottimale dei granuli, ci ha potuto dire che la loro dimensione ottimale quanto a efficienza sta più nella gamma dei micrometri che in quella dei nanometri.

Andrea Rossi e il catalizzatore segreto
Nei forum di rete che si occupano di fisica, i fisici avanzano ipotesi speculative su quale sia la vera funzione del catalizzatore segreto, o “condimento segreto”. Una delle prime ipotesi a godere di qualche credito sosteneva che il “catalizzatore segreto” servisse a separare le molecole di idrogeno in atomi, che potevano essere assorbiti più agevolmente dal reticolo di nichel.

Oggi, siamo lieti di poter di aggiungere un nuovo tassello al mosaico di questa disputa, ipotizzando in via di domanda se tale sostanza serva ad amplificare i tubercoli sporgenti sulla superficie dei granuli. Tale ipotesi speculativa non è insensata, in quanto ci è stato detto che sia l’area di superficie sia la sua struttura superficiale hanno un forte impatto sulla frequenza della reazione.

Se i tubercoli sulla superficie non influenzassero la reazione stessa, influenzerebbero solo il tempo di caricamento dell’idrogeno nel reticolo di nichel, e non il livello della reazione all’interno del reticolo stesso. Da quanto ne sa EcatReport in base a quello ci è stato detto da Rossi detto, non sarebbe così, e una ragionevole ipotesi potrebbe essere che la reazione è più intensa sulla superficie della polvere.

Andrea Rossi sta ancora lavorando su diversi elementi e sostanze per migliorare i catalizzatori per la reazione nichel-idrogeno, e lo sta facendo da quattro o cinque anni. Il catalizzatore più efficace finora trovato era stato a un certo punto abbandonato in favore di un altro, ancora più efficace; poi però venne reintrodotto [il precedente] perché risultava essere complessivamente più efficace.

Rossi a proposito dei test dell’Energy Catalyzer

Il test tenutosi il 14 febbraio [gennaio, ndr] 2011 all’Università di Bologna era stato già deciso nell’ottobre-novembre del 2010, su richiesta più o meno pressante di Focardi. Sia l’Università sia lo stesso professor Focardi erano fortemente interessati ad effettuare la prova, per mostrare al mondo gli sviluppi – in grado di ribaltare i giochi – che si erano avuti in un campo storicamente connotato dalla scarsissima reputazione accordatagli da parte della comunità scientifica mainstream, fin dai tempi in cui le ricerche di Pons e Fleischmann del 1989 risultarono non essere replicabili.

Lo stesso Andrea Rossi aveva forti dubbi su un test tanto precoce, in quanto, da inventore e imprenditore, era più volto a sviluppare il prodotto finale che non a farsi avanti con un ruolo pubblico nella la comunità scientifica. Alla fine, si sentì in obbligo di approvare il test perché l’Università di Bologna aveva visto lavorare presso di sé noti personaggi come Niccolò Copernico; era inoltre rimasto favorevolmente colpito dalla disponibilità dell’Università di caldeggiare la nuova tecnologia. In fondo, l’Università di Bologna è l’università con la maggiore anzianità di ininterrotto servizio al mondo, e le sue radici risalgono all’XI secolo.

Uno degli aspetti negativi dei primi test fu il fatto di richiedere parecchio tempo, distogliendo Rossi dal progetto di ricerca originale e rallentando di conseguenza lo sviluppo del prodotto. In passato, Rossi era stato già preso di mira da giornalisti più interessati a screditare lui e la sua ricerca che non a esplorare in maniera oggettiva questa nuova tecnologia d’avanguardia.

Oggi, Andrea Rossi è così stufo di tutte le inchieste giornalistiche da decidere che, d’ora in avanti, l’E-Cat debba parlare con voce propria. Sottolinea tuttavia che dai test non si sono avuti solo risvolti negativi: attraverso di essi, ha potuto conoscere diverse persone interessanti. Cita come esempio tre svedesi: Mats Lewan di Ny Teknik, il prof. Sven Kullander dell’Università di Uppsala, e il prof. Hanno Essén dell’Università di Stoccolma.

Costoro hanno hanno grandemente rinforzato e influenzato l’opinione di Rossi sulla Svezia, in parte per il loro approccio scientifico, in parte perché Rossi ha visto in loro un’empatia genuina.

Andrea Rossi a proposito dell’apertura a test dell’E-Cat da pare di certe università

Il 4 e il 5 luglio Rossi si è recato a Uppsala in Svezia per definire un accordo con l’Università di Uppsala che consenta alla stessa di eseguire delle ricerche sulla fisica soggiacente all’E-Cat. Dal momento che non è stato ancora firmato nulla, non è in grado di rivelare alcun dettaglio, al di là del fatto che Kullander e Essén fanno parte del ristretto gruppo di ricercatori selezionati e ritenuti affidabili per eseguire ricerche sull’E-Cat.

Rossi è anche contento di aver conosciuto altri scienziati interessanti all’Università di Uppsala, e delle alte aspettative in termini di ricerca che derivano da questo accordo di cooperazione. Rossi ha anche ricordato la sua soddisfazione per il fatto che ogni volta che viene in Svezia impara qualcosa di nuovo.

In questa occasione, gli è stata fornita una nuova e interessante spiegazione del processo E-Cat da un articolo del prof. Yeong E. Kim della Purdue University, Indiana. Secondo Rossi, tale lavoro riflette una comprensione del principio che fa funzionare l’E-Cat che supera quella della teoria finora prevalente di Widom e Larsen. EcatReport intende pubblicare un articolo a se stante sul lavoro di Yeong E. Kim; ma nel frattempo si può scaricare il suo interessante paper “Generalized Theory of Bose-Einstein Condensation Nuclear Fusion for Hydrogen-Metal System” da questo link al sito della Purdue University.

Alcuni isotopi del nichel funzionano meglio di altri?

In altre occasioni Rossi aveva detto che il Ni 58 non funziona; gli si è rivolta ancora una volta la domanda, e ha risposto di non essere del tutto sicuro se funzioni o meno; ha però spiegato che i livelli di reazione del Ni63 e del Ni 64 superano di gran lunga quelli del Ni 58.

Ciò rende tali isotopi gli autori più significativi del processo esotermico dell’E-Cat. È difficile stabilire esattamente i livelli di reazione, perché le analisi degli isotopi pre- e post-reazione evidenziano delle differenze talmente esigue nelle percentuali di Ni 58 da rendere gli errori e le variazioni locali difficili da escludere.

L’analisi post-reazione mostra un rapporto di isotopi del rame pari a Cu 63/Cu 65 ~ 1,6; quello che si riscontra in natura è pari a Cu 63/Cu 65 ~ 2,24. Dal punto di vista statistico si tratta di una differenza significativa. Il che esclude ovviamente la contaminazione come possibile spiegazione dei contenuti di rame nei campioni post-reazione.

Sulla demo dell’impianto da 1 MW
La data per la prima demo dell’impianto da 1 MW è stata fissata per la quarta settimana di ottobre. Si terrà a Xanthi in Grecia, nel primo stabilimento costruito dalla Defkalion Green Technologies.

Qui di seguito, una resoconto stilizzato delle domande e delle risposte sull’E-Cat nel corso dell’intervista a Andrea Rossi tenutasi a Stoccolma.

Domanda: quali sono i tempi di avvio e di arresto per un dispositivo Hyperion (E-Cat)?

Risposta: il tempo d’avvio del reattore (E-Cat) è di circa 20-30 minuti, vale a dire: il tempo che intercorre da quando viene premuto il pulsante a quando il reattore produce 5 kW. Il tempo d’arresto, invece, è di circa 20 minuti.

Domanda: qual è la gamma possibile di kW per una singola Hyperion box? Abbiamo visto che le diverse serie hanno specifiche diverse, ma una sola Hyperion Box potrebbe contenere E-Cat multipli, che, ci pare di capire, hanno una gamma che va dai 5 ai 30 kW.

Risposta; la Hyperion Box può contenere al massimo 5 E-Cat, e tutti gli E-Cat hanno una gamma di potenza compresa tra i quattro e i cinque kW. In questo modo, l’Hyperion avrà una gamma compresa tra i 4 e i 20 Kw (stimati per difetto). Va sottolineato che la serie Hyperion è sviluppata solamente per usi domestici, e che in gran parte le applicazioni non sono state ancora sviluppate: lo sviluppo di queste sarà aperto a terzi.

L’impianto da 1 MW, invece, è costruito in modo da rientrare nelle dimensioni di un container lungo circa 7 metri, in modo da facilitarne la spedizione. Pesa 5 tonnellate e contiene 300 moduli E-Cat. Lo chiamo scherzosamente Iper-Hyperion, e sono ancora alla ricerca della una combinazione perfetta con un altro container da 7 metri che contenga un convertitore efficiente calore –> elettricità.

Domanda: la temperatura di autospegnimento dell’Hyperion è regolabile o è pre-settata in fabbrica?
Risposta: Hyperion possiede un sistema di monitoraggio molto sofisticato e si spegne automaticamente quando si raggiungono livelli pericolosi di temperatura o di pressione. Tali livelli sono settati in fabbrica, ma posso essere regolati per esigenze particolari se uno sviluppatore terzo ha bisogno di aumentare la gamma della temperatura o della pressione.

Domanda: se l’Hyperion Box viene adoperata per produrre vapore oltre 100° C, la temperatura della Box sarà quella dell’acqua, oppure la temperatura di uscita [dell’acqua] influenzerà la temperatura di tutta la Box?

Risposta: la temperatura interna della Hyperion Box verrà tenuta a temperatura ambiente mediante materiali isolanti, indipendentemente dalle temperature di entrata e uscita dell’acqua.

Domanda: come si fa a far in modo che l’E-Cat non venga copiato? Ovvero, come si può impedire che uno lo smonti e analizzi i componenti? Abbiamo sentito Alexandros Xanthoulis (Defkalion GT) parlare di 12 livelli di sicurezza.

Risposta: in ragione della situazione del brevetto, siamo stati costretti a introdurre delle contromisure rivolte a chi cerchi di rubare la proprietà intellettuale dell’E-Cat. A tal fine abbiamo introdotto diversi livelli di sicurezza che impediscono che uno smonti l’E-Cat e ne analizzi i componenti.
La Defkalion GT ha assunto un gruppo di persone apposito per realizzare questo scopo, vista la complessità della questione. Il problema maggiore è stato quello di individuare un meccanismo di autodistruzione che non fosse pericoloso, pur adempiendo alla propria funzione. Non sono del tutto sicuro che sia già stato pienamente sviluppato al momento attuale, ma la Defkalion GT, che è responsabile del suo sviluppo, mi ha fatto sapere che tutti i dettagli sono stati risolti e che ora l’E-Cat ha 12 livelli di sicurezza.

Posso confermare che in questa fase il brevetto è stato concesso solo per l’Italia, ma vorrei sottolineare che in virtù di ciò dovrebbe essere valido anche nell’Unione Europea. Quanto al brevetto internazionale, è ancora in fase di elaborazione, e lo è da tre anni; considerata la complessità del brevetto, la cosa è normale.

Di fatto, i tempi amministrativi standard per un brevetto tecnologico di questo tipo vanno dai tre ai sei anni. Non mi preoccupa troppo la situazione del brevetto; ci vorrà del tempo, e nella peggiore delle ipotesi alla fine potrebbe non essere concesso. Ma quello che conta è che la richiesta di brevetto e l’approvazione del brevetto italiano garantiscono che nessun altro possa brevettare lo stesso dispositivo. Il che significa che saremo sempre sicuri di avere il diritto di produrre e vendere i nostri E-Cat qualunque cosa accada.

A proposito della concorrenza, sono perfettamente consapevole anche del fatto che, prima o poi, qualcuno riuscirà a compiere un reverse engineering e farsi avanti con alternative competitive – confido tuttavia che le nostre ricerche in corso e il fatto che siamo entrati nella fase commerciale in anticipo ci daranno un vantaggio, almeno per qualche tempo.

Domanda: vi sarà una cooperazione fra Defkalion GT e AmpEnergo sul mercato USA per le medesimi applicazioni di Hyperion (abbiamo letto che AmpEnergo non è interessata alla “frutta che cresce sui rami bassi”).

Risposta: per quanto riguarda l’esclusiva di produzione e vendita dell’E-Cat, Defkalion GT ha l’esclusiva per la Grecia e i Balcani, mentre AmpEnergo ha i diritti esclusivi per le Americhe.

Se dovesse però verificarsi una situazione in cui Defkalion GT o AmpEnergo abbiano un prodotto per il quale si verifichi una richiesta significativa nell’area di pertinenza dell’altra società, le due società, là dove la controparte non abbia un prodotto da offrire in quel settore, lavoreranno di concerto. Con ciò intendo che, tanto per fare un esempio, Defkalion GT sarà in grado di vendere gli Hyperion negli USA se AmpEnergo non è in grado di offrire un prodotto simile. [Le due società] dovranno solo risolvere le questioni della condivisione dei profitti; non sarà un ostacolo troppo grande da superare.

Il management team della Defkalion e di AmpEnergo si riunirà i 14 luglio (2011) assieme alla NASA per una discussione importante sullo ricerca e lo sviluppo di mercato relativo all’E-Cat. Dopo la riunione iniziale con NASA, Defkalion GT e AmpEnergo si sederanno a un tavolo per sviluppare un programma congiunto per l’introduzione dell’E-Cat come fonte primaria di energia nel mondo intero.

EcatReport pubblicherà nella sua newsletter qualsiasi informazione che riuscirà ad avere sulla riunione; in un secondo momento farà seguito un aggiornamento sulla website. Pertanto, fate in modo di iscrivervi alla newsletter per rimanere sempre aggiornati.

Domanda: qual è l’incremento di produzione previsto per l’E-Cat? Come intendono la Defkalion e AmpEnergo soddisfare le elevate richieste di moduli E-Cat che alimenteranno le varie linee di prodotto, come la serie Hyperion, ecc.?

Risposta: la Defkalion prevede di costruire 300.000 unità Hyperion singole nel primo anno, e progetta un’espansione in altri due stabilimenti a un certo punto del 2012. Quanto alla produzione dell’E-Cat, il reattore non supera le dimensioni di una noce, e può essere facilmente costruito in grandi quantità, a seconda della richiesta.

Stabilimenti atti a produrre l’Hyperion (compreso i prodotti da 1 MW) si possono mettere in piedi in tutto il mondo, e i componenti E-Cat corrispondenti vengono semplicemente spediti e montati all’interno dei prodotti. Le prove di resistenza (stress testing) si possono fare in outsourcing a livello globale; fin d’ora vi sono degli accordi per le prove di resistenza negli USA e in Grecia. Quanto al reattore E-Cat stesso, non dovrebbe diventare un collo di bottiglia nel processo di produzione: è più come l’istallazione di software nuovo in un computer.

Domanda: vi sono progetti per eventuali licenze di produzione dell’E-Cat?

Risposta: non vi sono progetti di outsourcing relativamente alla produzione dell’E-Cat, in quanto è l’unico componente critico dell’invenzione, e i rischi di perdere la proprietà intellettuale sono troppo elevati.

Domanda: da ultimo, come si misura la quantità di acqua non vaporizzata nel vapore?
Risposta: negli ultimi tempi i media ne hanno fatto, purtroppo, una gran questione, mentre per gli addetti ai lavori è un non-problema. Non bisogna mai dimenticare che le misurazioni di calore sono tra le prime cose che i ragazzi della scuola superiore imparano nei corsi di fisica, e che l’aver interpellato cinque docenti di fisica differenti su questa questione è semplicemente ridicolo.
Lo strumento adoperato misura il contenuto d’acqua in grammi per metro cubo: pertanto, la questione del fatto che la misurazione sia eseguita per massa o per volume avrebbe dovuto essere sistemata una volta per tutte. Il prossimo passo potrebbe essere quello di interrogare il fabbricante tedesco dello strumento, se si vogliono far continuare le chiacchiere.

Ecco una foto dell’etichetta dello strumento, prodotto dalla società tedesca Testo (http://www.testo.com/) per chiunque volesse continuare a indagare al proposito.

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commenti
  1. stress ha detto:

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